2006

Dearterializzazione Emorroidaria Transanale doppler-guidata (THD)


Cudazzo E., Bianchi M., Mariani L., Faraci R., Iosca A., Franzini M.
XVI Congresso Nazionale Video Chirurgia ACOI, Alessandria 2-4 febbraio 2006

Nella genesi del sanguinamento della malattia emorroidaria è di importanza fondamentale la componente iperafflusso o la discrepanza tra l’afflusso arterioso e il deflusso venoso. Pertanto la legatura dei rami distali delle arterie rettali superiori rappresenta un elemento essenziale per il controllo delle sue complicanze. La metodica della Dearterializzazione Emorroidaria Transanale doppler-guidata (THD) è un metodo semplice, sicuro, altamente efficace e relativamente indolore applicabile al trattamento delle emorroidi sanguinanti di ogni grado che non rispondono a terapie conservative igienico-dietetiche e farmacologiche.
Lo strumento, realizzato e brevettato da THD SpA – Correggio (RE), comprende un anuscopio monouso nel cui spessore è stata ricavata una fenestratura rettangolare per introdurre la sonda doppler. Al di sopra della sonda c’è una finestra attraverso la quale è possibile applicare un punto di sutura sulla mucosa rettale prospiciente. Nella punta dell’apparecchio è presente un repere forato nel quale può alloggiare la punta del portaghi in maniera da standardizzare la traiettoria dell’ago che penetra nella mucosa ad una profondità di 6 mm e garantire la legatura dell’arteria individuata dal doppler. Il manico dell’anuscopio alloggia il cavo a fibre ottiche collegato alla fonte luminosa per permettere l’illuminazione dell’interno dello strumento. Completano l’attrezzatura la sonda e l’apparecchiatura doppler che dà un rilievo sonoro alla pulsazione arteriosa rilevata.
Introdotto l’anuscopio nel canale anale e individuati i rami terminali delle arterie rettali superiori si applica attraverso la finestra un punto di Vycril 00 con ago 5/8. Lo stesso punto viene applicato due volte ad X sulla stessa arteria a differente altezza e quindi legato in modo da consentire una leggera pessia, utile per ridurre un eventuale prolasso mucoso. Legata l’arteria scompare, a valle del nodo, la pulsazione precedentemente rilevata dal doppler.
Le arterie da legare sono sei posizionate alle ore dispari nella circonferenza anale. Dal Febbraio al dicembre 2005 abbiamo applicato la metodica a 31 pazienti. Inizialmente abbiamo selezionato emorroidi di 3° grado in cui il sintomo principale era il sanguinamento, successivamente abbiamo utilizzato la metodica in pazienti con emorroidi di 4° grado con buoni risultati.
Nel post-operatorio non è presente dolore, ma talora il senso di peso e qualche piccolo sanguinamento che scompaiono dopo i primi tre o quattro giorni. Non abbiamo mai avuto le rare complicanze descritte in letteratura e nei nostri pazienti la ripresa lavorativa è avvenuta dopo 2-3 giorni.
La presentazione della metodica non si prefigge un confronto con altri metodi ma ha il semplice scopo di segnalare una nuova arma nel trattamento della patologia emorroidaria. Il suo insuccesso non preclude altre possibilità terapeutiche, ma la maneggevolezza ne incoraggia l’utilizzo prima di ogni altra metodica maggiormente invasiva e potenzialmente più pericolosa in termini di complicanze. L’immediata ripresa lavorativa sottolinea l’economicità della metodica sia per il paziente che per la struttura sanitaria e quindi per la società intera.

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